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Forasacchi, quali sono i reali rischi per i nostri animali? Miti e realtà

2021-06-03 10:34

admin

Forasacchi, quali sono i reali rischi per i nostri animali? Miti e realtà

Le spighe o ariste di piante appartenenti alla famiglia delle graminacee, comunemente conosciute con il nome di “forasacchi”, altri non sono che i sem

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Le spighe o ariste di piante appartenenti alla famiglia delle graminacee, comunemente conosciute con il nome di “forasacchi”, altri non sono che i semi appartenenti alle medesime. Questi nella tarda primavera ed in estate, si staccano divenendo rischiosi per i nostri animali. La forma lanceolata (forma di freccia) e la punta rigida li rende infatti idonei all’ingresso nelle cavità fisiologiche e nel generare fori/fistole nei tessuti. Infine, la presenza di micropili vegetali ne impedisce la fuoriuscita retrograda, dunque una volta entrato all’interno di una cavità sarà estremamente improbabile che il forasacco possa tornare indietro spontaneamente ma procederà in avanti generando canali o fistole.

Quali siti anatomici possono essere colpiti da un forasacco?

Poche sono le sedi anatomiche non raggiungibili da un forasacco e di fatto si limitano a quelle protette da una struttura ossea che non ne consenta il passaggio. Chiarito questo concetto possiamo comunque affermare che alcune sedi sono statisticamente più interessate di altre. Prime fra tutte riscontriamo le cavità nasali ed i condotti auricolari, infatti la presenza di cavità naturali ed il fisiologico comportamento del cane, generano le condizioni ideali per l’ingresso nelle suddette strutture. Meno probabile ma comunque frequenti sono le localizzazioni oftalmiche ed in particolare a carico del sacco congiuntivale. Cavità naturali interessate ancor meno frequentemente ma occasionalmente riscontrate sono la vagina, uretra o vescica nelle femmine, il prepuzio, l’uretra o vescica nel maschio.
Molto comuni sono le perforazioni cutanee con particolare riferimento alle sedi più esposte, prime fra tutte gli spazi interdigitali. Purtroppo, le localizzazioni possono essere ben più gravi e pericolose di quelle sopracitate, si pensi infatti al raggiungimento della cavità toracica o addominale e dei relativi organi.

Quanto è grave l’ingresso di un forasacco?

La gravità è molto variabile e dipende in primo luogo dalla sede e dal tempo che intercorre tra l’ingresso del corpo estraneo e l’estrazione dello stesso. La sede auricolare è una delle più frequenti ed il rischio riguarda la genesi di infezioni locali e la perforazione della membrana timpanica. Tuttavia, il sintomo di scuotimento del capo ed “orecchio basso” nella stagione primaverile è molto suggestivo, dunque il corpo estraneo viene normalmente rimosso in tempi brevi, prima della genesi di un danno consistente. Lo stesso concetto è applicabile all’ingresso nelle cavità nasali dove lo starnuto e l’epistassi monolaterale (fuoriscita di piccole gocce di sangue) fungono da campanello d’allarme per l’asportazione precoce. In quest’ultimo caso sarà sempre necessaria una sedazione profonda prima di procedere alla rinoscopia.

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La mancata asportazione di un forasacco in cavità nasali può esitare raramente in una deglutizione spontanea nella migliore delle ipotesi oppure nella formazione di granulomi o ascessi ed infezioni batteriche o micotiche che possono portare a gravi conseguenze se trascurate. Vecchie teorie o credenze popolari per le quali un forasacco in cavità nasale possa raggiungere i bronchi o addirittura il cervello sono invece da sfatare. 
L’accesso cutaneo è più difficile da identificare nell’immediato ed il riscontro avviene nella maggior parte dei casi in seguito alla formazione di un ascesso localizzato.

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In questo caso una ecografia della regione cutanea/sottocutanea è normalmente in grado di localizzare l’arista consentendo l’asportazione per via eco-guidata, così da evitare l’intervento chirurgico. 
Ben più complesso e rischioso è invece l’ingresso nell’albero bronchiale o nelle cavità corporee quali torace ed addome. Nel primo caso l’ingresso avviene per aspirazione diretta del forasacco dalla bocca, evento frequente nei cani da caccia o comunque in soggetti sportivi. La sintomatologia è aspecifica ed ascrivibile prevalentemente alla tosse.

Proprio a causa della bassa specificità del sintomo, i pazienti vengono spesso ed a lungo trattati per tosse di natura infiammatoria, dando il tempo al forasacco di migrare in cavità pleurica superando l’albero bronchiale, oppure di localizzarsi nel tessuto polmonare generando granulomi ed ascessi. La rimozione precoce mediante broncoscopia è normalmente risolutiva e sicura. Qualora invece il corpo estraneo raggiunga la cavità pleurica o peritoneale/retroperitoneale mediante la migrazione dalla sede primaria di ingresso (regione cutanea toracica/addominale e/o albero bronchiale), le complicazioni diventano molteplici per la presenza di fistole, ascessi, versamenti settici e danno meccanico agli organi interessati. Ulteriore complicazione inerente le sedi sopracitate è data dalla tardiva comparsa dei sintomi e dalla complessità nella ricerca ed identificazione del corpo estraneo, nonostante l’utilizzo di i mezzi diagnostici quali ecografia, radiologia, TC ed esplorazione chirurgica. 

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Alla luce di quanto detto sino ad ora, risulta evidente che la tempestività nell’asportazione di un forasacco è la chiave del successo e che una sintomatologia compatibile nelle stagioni interessate non deve in nessun caso essere trascurata per limitare i danni.

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